|
Il Palazzo Baronale di Vaste, finalmente restituito al pubblico grazie ai recenti lavori di
restauro, offre un importante appuntamento culturale, accogliendo nelle sue sale la mostra
archeologica Dalle terre di Vaste. Storie di Messapi, Romani e Bizantini.
Attraverso la presentazione di un cospicuo nucleo di reperti, rinvenuti in oltre quindici anni di ricerche sistematiche condotte dall'Università di Lecce e dirette dal Prof. F. D'Andria, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica della Puglia, l'Ecole Francaise di Roma (Prof. J.-L. Lamboley), la Scuola Normale di Pisa (Prof. G. Nenci), la mostra intende ripercorrere i momenti fondamentali della storia dell'insediamento. Il percorso espositivo si articola in spazi diversificati, che vedono l'alternanza di vetrine e ricostruzioni di alcuni dei contesti archeologici di maggiore interesse. Attraverso gli oggetti, i pannelli illustrativi, la documentazione grafica e fotografica e le ricostruzioni fisiche e virtuali, la rassegna racconta la storia di Vaste, dalla prima età del Ferro fino all'epoca medievale, offrendo ai visitatori la possibilità di compiere un viaggio ideale fra le popolazioni che hanno abitato queste terre. |
![]() Fondo S. Antonio, abitato: tesoretto di stateri d'argento (III sec. a. C.) |
Dopo una presentazione dell'abitato messapico, attraverso un video con restituzioni virtuali, si accede alla prima sala (A), dove vengono proposte le ricostruzioni di due luoghi di culto, di età arcaica ed ellenistica. Queste intendono accostare il visitatore alla realtà dei culti indigeni, ai sistemi di organizzazione degli spazi destinati allo svolgimento delle cerimonie religiose e dei rituali funerari. Nella sala B è esposta una scelta di materiali relativi all'insediamento a capanne dell'età del Ferro, all'abitato ed alla necropoli della fase arcaica. Sempre nella stessa sala sono presentati i complessi funerari della necropoli a tumulo di età classica ed ellenistica di Fondo Melliche. I ricchi corredi delle tombe a sarcofago e dei depositi, nei quali spiccano il bellissimo cratere a colonnette attico a figure rosse con scena dionisiaca, il bacile di bronzo di fabbrica etrusca, gli strigili, indicano chiaramente l'alto livello sociale del gruppo a cui appartengono le sepolture. Rilevante anche la presenza di altri oggetti quali le tipiche trozzelle di produzione indigena, a decorazione geometrica o floreale, che connotano le tombe femminili. La sala C presenta due fra i pezzi architettonici più importanti rinvenuti a Vaste: si tratta di un capitello con abaco decorato da rosette e di un frammento di fregio, entrambi di età arcaica. I1 capitello, rinvenuto nelle vicinanze della cripta dei Santi Stefani dall'Ing. G. Carluccio, doveva essere posto a coronamento di una colonna funeraria, come testimoniano i fori per i chiodi, a cui venivano appese le bende e le corone funebri. Il frammento di fregio, recuperato nel corso dei recenti scavi nel Fondo Giuliano, presenta una fascia decorata con motivo a rosette e fiori di loto, superiormente delimitata da una cornice a dentelli.
Probabilmente apparteneva alla decorazione architettonica di un edificio monumentale, di cui però non abbiamo finora altre tracce.
All'ingresso della sala D è collocata la ricostruzione in legno, a grandezza naturale, della facciata dell'Ipogeo delle Cariatidi. Oltrepassato l'Ipogeo, il visitatore è introdotto nella sala D in cui sono allestite le ricostruzioni delle due sepolture meglio conservate della necropoli di Fondo Melliche, quella "del Cavaliere" e quella "dell'Atleta".
Il percorso prosegue con la presentazione dei materiali provenienti dai depositi funerari, di età ellenistica, messi in luce durante lo scavo di trincee urbane nelle zone centrali dell'abitato moderno. Uno di questi, in particolare, ha restituito una lekythos (vaso per profumi) con l'immagine di Eros, attribuita alla cerchia del Pittore di Dario, che aveva la sua officina a Taranto.
![]() Fondo S. Antonio, abitato: tesserae lusoriae (II sec. a. C.) |
Rimanendo ancora in ambito messapico, si presentano i materiali di alcuni dei contesti più significativi riferibili all'abitato di età ellenistica (IV-III sec. a.C.). Oltre ad un'ampia scelta di reperti ceramici, viene esposto il tesoretto di stateri d'argento, rinvenuto nel 1989 negli scavi di Fondo S.Antonio, e la lastra con iscrizione messapica, proveniente da Fondo Lucernara (sala E). L'ultima sala è dedicata alle fasi romane e medievali. per quanto riguarda la prima si espone una selezione di reperti che abbracciano un ampio arco cronologico, dal II sec. a.C. al V sec. d.C. Le testimonianze archeologiche a nostra disposizione, relative a questo lungo periodo, recentemente ampliatesi grazie all'esplorazione effettuata nel corso di scavi urbani, sembrano indicare un primo momento di distruzione ed abbandono degli impianti ellenistici (fortificazioni, strutture abitative), ed una successiva ripresa in età imperiale, attestata da edifici e strade. Nel periodo tardoromano ed altomedievale i nuclei rurali sparsi nel territorio intorno a Vaste, le cui tracce sono state individuate nel corso delle ricognizioni condotte dall'Università di Lecce, vivevano probabilmente momenti di aggregazione nel complesso religioso-funerario di Fondo Giuliano, sulle serre di Vaste, comprendente la chiesa e la grande necropoli rupestre. Nella mostra una vetrina raccoglie il nucleo di reperti provenienti dallo scavo di una piccola parte della necropoli, vetri, monili e monete, mentre dell'edificio basilicale sono presentate, anche tramite ricostruzioni tridimensionali, le diverse fasi costruttive messe in luce. La sala F presenta, infìne, il recente rinvenimento, effettuato in via E. Toti, di uno scarico di età medievale, un vero e proprio immondezzaio, forse pertinente al Castello baronale di Piazza Dante. Sono esposti vasi da mensa, da cucina, anfore per l'acqua, che offrono un vasto campionario tipologico della ceramica dipinta ed invetriata del XIV sec. d.C. |
